Asd Lampo 1919

L’intervista al nuovo allenatore

Come già annunciato nei giorni scorsi, alla guida della Lampo c’è un nuovo protagonista: Gianluigi Sarti, soprannominato da tutti “Gigio”.

Venerdì, io e il Presidente Marco Giannoni, abbiamo avuto la possibilità di incontrarlo e scambiarci quattro chiacchiere, muniti di mascherina e distanziamento sociale.

 

Buonasera Mister, innanzitutto perché ha scelto la Lampo come squadra per il prossimo campionato?

 

“Quando mi sono sentito al telefono con il presidente c’è stata subito empatia.

Ho sempre conosciuto la Lampo come avversaria, l’ambiente e la struttura sono spettacolari il campo è bellissimo per fare calcio e soprattutto sapevo, tramite chi ci aveva già giocato, che è una società seria e allo stesso modo mi hanno descritto il Pres.

Marco ha anche espresso una stima importante nei miei confronti e questo per un allenatore è  molto importante. Allo stesso tempo gli ho fatto capire che venire qua a lavorare sarebbe stato un ottimo traguardo per la serietà che rappresentano lui e la Lampo e per l’ambiente stesso che è veramente di categoria superiore.”

 

Visto il periodo difficile dato dallo stop per l’emergenza Coronavirus, come pensa di ripartire: ci sarà un lavoro diverso da fare?

 

“Sì, bisogna stare molto attenti. Innanzitutto non si sa se la preparazione inizierà ad agosto o a settembre e quindi probabilmente non faremo sedute doppie, bensì giornaliere; il che è anche meglio perché i calciatori non giocano da inizio marzo e avere la possibilità di smaltire il carico di lavoro nella mezza giornata è importante, non fare allenamento doppio aiuta a smaltire il carico di lavoro.

Naturalmente con il preparatore atletico cercheremo di organizzare un lavoro che sia diverso rispetto agli altri anni: un lavoro di intensità graduale e non come eravamo abituati nelle preparazioni precedenti, in cui durante le prime due settimane vi era un accumulo di lavoro importante, perché i giocatori rischiano dopo molti mesi di fermo infortuni.”

 

A proposito di infortuni, quale crede sia il lavoro migliore da fare per evitarli il più possibile?

 

“Per prima cosa bisognerà fare un lavoro aerobico poiché una buona base aerobica impedisce ai muscoli di andare in acidosi e quindi di stirarsi. In più faremo un lavoro preventivo a livello muscolare, dunque un lavoro di potenziamento preventivo, per evitare che i muscoli quando vanno in sovraccarico si lesionino.”

 

L’idea del Pres è quella di ripartire dai giovani, lei è d’accordo con questa idea o ci deve essere un mix di età?

 

“Io ho sempre lavorato molto bene con i giovani e mi sono sempre trovato benissimo quindi sono contento di questa scelta. Naturalmente nella costruzione della squadra cercheremo di mettere un “esperto” per reparto, uno in linea difensiva, due al centro campo, tenendo conto che probabilmente rimarrà Zoppi che considero un giocatore esperto, e ne cercheremo anche uno in attacco.

Basta avere la colonna vertebrale, un giocatore per reparto, e ciò può essere una buona base per creare una squadra che possa fare abbastanza bene, che possa dire la sua e divertirsi, ma quello che conta, dicevamo con Marco, è quello di avere un gruppo che sia dedito alla causa. Cos’ha di bello una squadra giovane è che, a prescindere da qualsiasi cosa, ti danno tutto, il giovane entra e dà tutto.

Lo spirito deve essere proprio questo: noi abbiamo bisogno di una squadra che corra, dedita al sacrificio e alla causa e sono convinto che in questo modo, sacrificandosi e correndo, si possa levarsi delle soddisfazioni e soprattutto divertirsi, perché non esiste divertimento senza sacrificio.”

 

Ultima domanda: come si descrive come allenatore?

 

“Sono un allenatore che viene dal mondo professionista come calciatore e quando ho cominciato a fare l’allenatore mi hanno tutti descritto come un “professionista dei dilettanti”, soprattutto molti giocatori amano definirmi così.

Mi sono sempre reso conto che allenare i dilettanti significa anche allenare gente che la sera torna da lavoro quindi ho sempre cercato di adattarmi, di costruire un bel rapporto e capire le esigenze dei ragazzi, creare gruppi dove ci sia molta unità d’intenti e dove ci sia molta empatia con i giocatori e tra i giocatori.

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico- tattico sono un allenatore a cui piace giocare a zona, nella fase con possesso fare molto pressing, tenere le squadre corte e soprattutto sviluppare un gioco molto propositivo”.

Comments

comments

Leave a Reply